giovedì 26 marzo 2020

I messaggi di padre Enrico - Quaresima #18

Giovedì 26 marzo 2020


Giovedì della IV settimana di Quaresima

Testi: Es 32, 7-14 Sal 105 (106) Gv 5, 31-47

Buona ripresa, dopo il momento di festa dell'Annunciazione, del cammino Quaresimale e buona giornata amiche e amici preziosi e carissimi!


Quest'oggi chiediamo al Signore di essere testimoni credibili.





Sfogliando oggi i testi si viene subito colpiti dal termine “testimonianza”, “testimoniare” che troviamo 11 volte nella pagina del Vangelo. Gesù si trova a essere oggetto di attacchi, sempre più insidiosi, anche se larvati e oggi si concentra su chi garantisce l'autenticità del suo essere Messia e indica tre fonti sicure di testimonianza che sono: il Padre, le sue opere e le Scritture. Ma sappiamo bene che, per attingere a quelle alte fonti, abbiamo bisogno di testimoni vicini, gente che vive la nostra stessa esistenza, persone a cui dare del tu. La fede infatti si trasmette per vicinanza, per contagio, per irradiazione. Ed ecco due figure umane, certo di livello, ma in tutto uomini come noi.

Nella prima lettura: Mosè che troviamo in un atteggiamento sorprendente, mentre si oppone a Dio, che dopo che gli israeliti si sono fatti il vitello d'oro, sembra avere finito la pazienza: "...lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece Mosè farò una grande nazione". Mosè che altre volte si era lamentato con Dio del popolo, minacciando di abbandonare la sua missione, (e forse, in questa circostanza, poteva anche sentirsi lusingato da quelle parole: "di te invece farò una grande nazione"), ora, sorprendendo Dio stesso, reagisce con fermezza discutendo con il Signore. Il salmo descrive Mosè come il combattente che sta coraggiosamente sull'ultimo baluardo della fortificazione, "sulla breccia davanti a Lui", per contrastare Dio stesso, e "Dio si pentì del male che aveva minacciato di fare al popolo". La preghiera di Mosè, che si fa scudo per il suo popolo, risulta vincente.

L'altro testimone, anche lui uomo come noi, lo troviamo nel Vangelo, è Giovanni il Battista, che Gesù descrive con un'immagine semplice e suggestiva: "Giovanni era la lampada che arde e risplende".

Due personalità diverse, che insieme ci mostrano due aspetti di un' autentica testimonianza.

IL PRIMO: Mosè, mostra di aver messo da parte il suo interesse personale per compenetrarsi nella realtà, così fragile, del popolo di Israele. Di Mons. Romero, di cui ieri ricordavamo il 40° anniversario della sua uccisione, era uscito un libro dal titolo: Un vescovo fatto popolo. Così è Mosè: ormai identificato con la collettività, è lì, in quel contesto, in mezzo a quella gente, in quel popolo, tutta la sua vita. Atteggiamento che arriva fino a espressioni estreme: “ma ora se tu perdonassi il loro peccato.... altrimenti cancellami dal libro che hai scritto!” (Es 32, 32).



IL SECONDO: Giovanni, notiamo che emanava luce, ma ardeva cioè si consumava. Riporta alla mente i momenti in cui proprio tu, sulla scia di Giovanni sei stato luce per un amico disorientato, o nel dolore, o afflitto dalla solitudine, dimenticando i tuoi pensieri e il tempo che avevi previsto di usare in altro modo.

Ma anche ai nostri giorni abbiamo esempi luminosi, da Casnigo, paese del Bergamasco, ci viene la notizia che il Parroco don Giuseppe Berardelli, (73 anni), molto amato, a cui era stato donato dai parrocchiani un respiratore necessario per le sue cure, saputo di un giovane in gravi condizioni, gli ha donato il suo respiratore e poco dopo lui è morto. “Non c'è amore più grande di chi da la vita per i suoi amici” (Gv 15,13).





E adesso alcuni spunti per la riflessione/preghiera


__IL PRIMO: Ricordo con gratitudine i testimoni che mi hanno avvicinato alla fede?



__IL SECONDO: Ho un desiderio, un anelito, quello di essere irradiante con la mia fede?

Di essere testimone credibile?

Lo chiedo come grazia al Signore?



__IL TERZO: Come sto superando il mio individualismo, progredisco nell'abnegazione di me stesso per sentirmi inserito, sempre più concretamente, nella Comunità cristiana, nella comunità civica e, possiamo aggiungere, so avere il coraggio di espormi, quando - per il bene di tutti - vengo chiamato in causa, oppure mi nascondo?



Buona giornata carissimi amici e che il Signore ci benedica tutti.

Un caro saluto a tutti e a ciascuno di voi.


Vostro P. Enrico s.j.

mercoledì 25 marzo 2020

I messaggi di padre Enrico - Quaresima #17


25 marzo 2020 - Solennità dell'Annunciazione del Signore
  
Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Testi: Is 7, 10-14; 8, 10c Sal 39 (40) Eb 10, 4-10 Lc 1, 26-38

Carissimi e preziosi amiche e amici, oggi è Festa grande per tutta la Chiesa. Vi penso tutti con grande affetto. Un pensiero particolare va agli amici della Comunità di Vita Cristiana che celebrano oggi la loro Giornata Mondiale.

Il desiderio, pur in questo tempo di paure e dolori e di forzate separazioni, è di stringerci con riconoscenza e gioia attorno alla nostra madre Maria.

La scintilla di oggi sarà un pò diversa dal solito. Prenderemo a prestito due immagini dei mosaici di P. Marko Ivan Rupnik S.J., artista gesuita, con due brevi commenti.

Sono due rappresentazioni del mistero dell'Annunciazione.

La prima si trova all'interno dei Palazzi Vaticani, nella Cappella Redenptoris Mater. Rappresenta la Madonna in ginocchio, in preghiera, sullo sfondo vediamo il rotolo del Libro, la Parola di Dio, e l'Angelo Gabriele, che le parla, tiene la mano destra all'altezza dell'orecchio di Maria. L'autore si ispira ad una antichissima tradizione che si trova anche in S. Efrem il Siro (IV sec.): Maria è stata fecondata dall'orecchio, e Maria tiene fra le mani una matassa di filo rosso, segno della carne del Figlio di Dio, che comincia a tessere nel suo grembo. Il significato è che Maria ha ascoltato, così profondamente la Parola di Dio che ormai la Parola vive in Lei. Così dovrebbe essere anche per noi: attraverso la Parola ascoltata, dare spazio a Gesù nella nostra vita. Inoltre un particolare linguistico estremamente suggestivo: in ebraico il termine orecchio significa Dio nutre l'anima.


La seconda icona, che si trova nella Cappella delle Suore Orsoline a Verona, ci mostra un altro aspetto particolare. Maria abbraccia la stola dorata che scende dal cielo, simbolo della Parola di Dio che l'Angelo Gabriele le porge, tutto è bello e fa respirare bellezza, ma il tocco emozionante è la posizione delle mani che riprendono le movenze di una suonatrice di arpa.
Come dire: Maria accoglie la Parola di Dio e armoniosamente la diffonde come musica.
E' quanto dice San Paolo: "Per mezzo vostro la Parola di Dio risuona... la vostra fede si è diffusa dappertutto..." (1 Tess 1,8).


Ecco allora l'augurio: ognuno di noi e ogni nostra Comunità, in unione con tutta la Chiesa, accolga con amore la Parola di Dio e diventi cassa di risonanza perchè la parola stessa continui "la sua corsa" e raggiunga anche i lontani (vedi 2 Tess 2,1).

Ecco alla fine una stupenda sorpresa: oggi 25 marzo è l'anniversario della Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, avvenuta in piazza San Pietro nel 1984. E' proprio la voce appassionata e vibrante di San Giovanni Paolo II che risuona; che cosa di più attuale per il momento che stiamo vivendo?
Rivolgerci a Maria e affidarci totalmente a Lei.

Vi inoltro il video che ritrae il Santo Padre mentre cammina in montagna.

Ancora Buona Festa, che sia una giornata Benedetta!

Un caro saluto a tutti e a ciascuno di voi.

Vostro P. Enrico s.j.

martedì 24 marzo 2020

I messaggi di padre Enrico - Quaresima #16



Martedì 24 marzo 2020

Martedì della IV settimana di Quaresima

Testi: Ez 47,1-9.12 Sal 45(46) Gv 5,1-12



Buongiorno amiche e amici preziosi e carissimi!

Oggi chiederemo al Signore una volontà sincera e gioiosa di seguirLo



Il Vangelo ci presenta un altro grande miracolo di Gesù: la guarigione di un uomo dopo 38 anni di paralisi. Ma lo sviluppo della vicenda ci pone interrogativi. Non capiamo bene, non riusciamo a inquadrare alcuni momenti. Gesù si trova alla piscina, dalle acque miracolose, presso la Porta delle pecore. Ancora una volta non c'è richiesta ma è Gesù che prende l'iniziativa: “Vuoi guarire?”, non c'è una risposta chiara (ci saremmo aspettati un si entusiasta). L' uomo presenta solo difficoltà: "Non ho nessuno che mi immerga..." e Gesù: "Alzati prendi la tua barella e cammina".



- - Quando i Giudei lo fermano per dirgli che è sabato e portando la barella sta facendo un illecito, si capisce che l'uomo non si è neppure curato di sapere chi era colui che l'aveva guarito. Non c'è stato, come avverrà per il paralitico guarito da Pietro alla porta del Tempio, stupore esuberante e salti e piroette di gioia.



- - Anche questa volta, come con il cieco nato, Gesù lo rincontra: lo trovò nel Tempio e gli disse: ”ecco sei guarito! Non peccare più ...”. Come è diverso dal cieco nato che pieno di commozione fa la sua professione di fede: "Credo Signore!" Qui solo silenzio, mutismo, anzi...



- - "Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo". Ormai non era più sotto interrogatorio dei Giudei, non aveva bisogno di sventare le loro minacce. Il suo gesto è come uno sporgere denuncia. E di fatto la conclusione è amara: "per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perchè faceva tali cose di sabato".



Troviamo dunque in questa pagina una constatazione inquietante e risanatrice: non dare per scontata la volontà di guarigione!





Dov'è la domanda per noi?



Eccola: il tuo desiderio di vivere in pienezza la fede è sincero, è pieno, è profondo?





A volte noi, con un pò di ingenuità, rispondiamo subito affermativamente, ma se ci guardiamo un pò dentro ci accorgiamo che si tratta più di una velleità, come dire mi piacerebbe ma...

Oppure come S. Agostino che ammette: “Si, Signore dammi la castità, ma non subito”.

Per tanti aspetti ci sentiamo in linea, capaci di affidarli al Signore, ma su due o tre non consentiamo a nessuno di mettere parola, neppure al Signore. S. Ignazio di Loyola sa bene che una domanda chiara ha bisogno di radici, di libertà autentica e nelle meditazioni - cardine, quando all'inizio propone la richiesta da presentare al Signore, non dice solo "chiedere quello che voglio", ma "chiedere quello che voglio e desidero" (es. sp. 48), quasi a stimolare una più forte determinazione, e non darla per scontata.

Ecco, il Vangelo di oggi ci suggerisce un esame sulla nostra libertà e sulla vera e sincera volontà di una fede autentica e vibrante. E' chiaro che questa libertà e questa limpida e decisa volontà è una grazia che dobbiamo chiedere; non può essere farina del nostro sacco, anche se esige tutta la nostra generosa collaborazione.

Avanti con coraggio! ci sentiamo indietro, sbiaditi, ma chiediamo, e il Signore accenderà il nostro cuore e il nostro desiderio e sprigionerà la forza del fuoco che ha messo nei nostri cuori.





Spunti per la preghiera/riflessione



_IL PRIMO: Quali aspetti della mia vita (autostima in eccesso o in difetto, sfiducia e paure, presunzione, ansia da prestazione e della considerazione degli altri; modi di vivere la famiglia, il lavoro; stile nelle relazioni.......) sento che appesantiscono la mia libertà e la mia fede?



_IL SECONDO: Io do al Signore molte chiavi della mia vita e dei miei affetti, quali tengo gelosamente per me?



Un caro saluto a tutti e a ciascuno!

Vostro P. Enrico s.j.

lunedì 23 marzo 2020

I messaggi di padre Enrico - Quaresima #15

Lunedì, 23 marzo 2020

Lunedì della IV settimana di Quaresima.
Testi: Is 65, 17 - 21; SAL 29(30); Gv 4, 43 - 54
 

Buon nuovo giorno amiche e amici! Il Signore oggi ci regali preghiera e speranza.
Vorrei dare quest'oggi un titoletto:

*Prega, e la speranza entrerà in te!*
Il profeta Isaia, ispirato dal Signore, avverte che il tempo della liberazione non è più così lontano e grida la speranza agli israeliti ancora in esilio, lontani dalla loro terra. I versetti del salmo fanno da contrappunto: _"Ascolta, Signore, abbi pietà di me, Signore, vieni in mio aiuto! *Hai mutato il mio lamento in danza....!"*_.
Il vangelo ci presenta un episodio, poco conosciuto, un fatto illuminato dalla speranza. In breve: un funzionario del re, che risiede a Cafarnao, è un padre che ormai dispera per la salute del figlioletto gravemente ammalato. Sente dire che il Maestro di Nazareth sta rientrando da Gerusalemme e che ormai è in Galilea, si informa e punta su Cana per cercarlo (son 49 km, non proprio una passeggiata) e lo trova, lo prega. Gesù alla sua insistenza non va con lui dal ragazzo, ma gli dice soltanto: *"Va, tuo figlio vive"*. Bonhoeffer aveva scritto: *la preghiera di intercessione è il primo servizio dei fratelli!* E chi di noi non ha delle persone care per cui supplicare Dio? Nell'episodio evangelico che oggi ci viene proposto, troviamo quasi un modello di preghiera per le necessità degli altri.
Facciamo un piccolo esercizio di lettura del testo. Ripercorriamo, in rapida successione, i verbi che indicano le azioni di questo padre in penosa trepidazione:
- - _"si recò da Lui,"_
- - _"gli chiedeva,"_
- - _"gli disse"_
- - _"credette,"_
- - _"si mise in cammino"_ (per il ritorno).
- - _"e credette lui con tutta la sua famiglia"_

Riprendiamo a uno a uno i singoli verbi e proviamo a cogliere suggerimenti per la nostra preghiera:
- - _"si recò da Lui"_: L'amore per il suo bambino è la molla che lo mette in movimento (e per noi è la spinta dell'affetto o altro?) Recarsi vuol dire spostarsi fisicamente, se possibile, *ma certo spostare i pensieri per orientarli al Signore*. Quindi staccare dall'occupazione precedente e staccare anche dai social (TV, cellulare...) e, se possibile, avere davanti un segno, per esempio un' icona o un'immagine sacra che aiuti la nostra concentrazione.

- - _"gli chiedeva... disse"_: Tra i due verbi, c'è una parola di Gesù che sembra frenare _"Se non vedete segni e prodigi non credete"_, ma questo padre è indomito, ripete ancora: _"scendi prima che il mio bambino muoia!"_. E' la tenacia, la perseveranza indomita che rende la preghiera vera, efficace. Stamana a santa Marta papa Francesco ha affermato con forza quanto sia importante il coraggio nella preghiera "il coraggio di andare avanti quasi minacciando il Signore".

- - _"credette alle parole di Gesù"_ (che gli aveva detto: _"Va tuo figlio vive"_): *Credere è il cuore della preghiera*. Credere è affidarsi, dare fiducia, è certezza interiore che il Signore ascolta e esaudisce, trovando sempre ciò che è bene per noi, anche se talvolta il suo intervento è diverso, nei tempi e nei modi, dalle nostre aspettative.

- - _"e si mise in cammino"_ (per ritornare a Cafarnao): Commovente questa fede che lo fa ripartire senza evidenze, ma col cuore più leggero, con una speranza nuova nel cuore. Anche noi, dopo aver pregato, se la nostra preghiera sarà stata -pur con le quasi inevitabili distrazioni- un piccolo autentico dialogo con il Signore, ritorneremo alle cose quotidiane con un cuore più sollevato, più fiducioso, più disponibile al sacrificio. Un cuore cioè più contento e più forte.

- - _"e credette lui con tutta la sua famiglia"_: Anche la conclusione dell'episodio è toccante, e per noi anche incoraggiante. La fede di uno diventa irradiante e *fa comunione*.


Quanti insegnamenti per la nostra vita del vangelo, e noi ne abbiamo sfiorato solo alcune parole! L'invocazione finale per noi sarà _"donaci Signore un cuore che ascolta"_ (1RE 3, 9), donaci preghiera e speranza.


Auguro ancora una buona giornata a tutti con tanto affetto
 

Vostro P. Enrico s.j.

GLI AIUTI SPIRITUALI




In questo periodo di isolamento, mancano le celebrazioni, mancano i sacramenti, gli incontri spirituali, il nutrimento per l'anima. Ma si sono moltiplicati gli "aiuti spirituali" tramite i social, che costantemente ci accompagnano con premurosa attenzione. Abbiamo chiamato l'insieme di queste preziose modalità di preghiera MONASTERO WI-FI, prendendo in prestito questa definizione che p. Renato Colizzi profeticamente propose nella sua meditazione durante l'incontro di coordinamento a Roma di inizio febbraio.

Proviamo a riportare qui quelli che alcuni padri gesuiti hanno generosamente ed ingegnosamente attivato. Ciascuno attinga con libertà e gratitudine a ciò che può aiutarlo.

COMMENTI ALLA PAROLA DEL GIORNO

- I MESSAGGI DI PADRE ENRICO DEIDDA SJ

P. Enrico Deidda SJ commenta la Parola del giorno. Si possono seguire i suoi messaggi su questo BLOG o sulla pagina FACEBOOK degli Esercizi Spirituali per Famiglie - sulla scia di S. Ignazio di Loyola, oppure direttamente sul vostro smartphone via WHATSAPP, chiedendo di far parte del gruppo "Le Scintille", cliccando qui.


- LUCE SUL MIO CAMMINO

I Gesuiti delle comunità di Milano commentano la Parola del giorno (liturgia ambrosiana).
Si possono seguire su YOUTUBE o sulla pagina FACEBOOK dei Gesuiti Villapizzone Selva

- GET UP AND WALK

Il vangelo del giorno commentato secondo il metodo della spiritualità ignaziana. Questo ausilio alla meditazione personale, che esisteva anche prima dei tempi dell'emergenza sanitaria nel nostro Paese, ora risulta essere uno strumento ancor più prezioso.
Si possono ricevere quotidianamente gli spunti sulla propria mail, iscrivendosi autonomamente entrando nel sito GETUPANDWALK


GLI ESERCIZI SPIRITUALI "FATTI IN CASA"

- SPUNTI DI PREGHIERA ED ISTRUZIONI DI P. RENATO COLIZZI SJ

Ogni giorno un video, che accompagna una settimana di Esercizi Spirituali: si ascolta il video, in cui P. Renato Colizzi SJ propone un brano della Parola e alcune istruzioni per la preghiera, e poi, nell'arco della giornata ci si ritaglia un tempo per la meditazione sulla Parola di Dio e la preghiera. 
I video, già pubblicati da domenica 15 marzo, si possono ritrovare sul canale YOUTUBE Gesuiti Provincia Euro-Mediterranea, o sulla pagina Facebook di p. Renato Colizzi e sulla pagina Facebook del Centro di Spiritualità ignaziana (C.I.S.)


COLLOQUI SPIRITUALI

- COME UN AMICO PARLA AD UN AMICO

Spazio d'ascolto per un Colloquio Spirituale, attivato dall'équipe del Centro Ignaziano di Spiritualità della Campania. Ci si prenota inviando una mail alla guida. Tutte le informazioni sulla pagina Facebook Spiritualità ignaziana - Napoli.


E PER I BAMBINI?

- I VIDEO DELLA MAESTRA CRISTINA

La nostra carissima Cristina Santanché Melchionna, referente per gli Esercizi Spirituali per famiglie in Toscana e maestra di religione, ha realizzato dei bellissimi video per raccontare ai bambini storie e parabole che li accompagnino ad affrontare questo momento difficile, con l'aiuto di Gesù. 
Li trovate sul canale YOUTUBE di Cristina Santanché.


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domenica 22 marzo 2020

I messaggi di padre Enrico - Quaresima #14

Domenica, 22 marzo 2020

Domenica della IV settimana di Quaresima
Testi: 1Sam 16, 1.4 . 6-7 . 10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14, Gv 9, 1-41.

Buona e Benedetta Domenica cari e preziosi amiche e amici!
 


Il Signore ci regala una giornata di cui possiamo fare dono a Lui per il bene di tutta la Chiesa e di tutti gli uomini. Viviamola con intensità.
Vi propongo una riflessione che forse all'inizio vi spiazzerà. Dei cari amici l'altro ieri mi hanno parlato di un loro collega non vedente, che da giorni era solo in casa con la febbre alta. Aveva chiamato i numeri della sanità indicati ma nessuno era ancora intervenuto. Mi ha colpito la solitudine di quell'uomo e mi sono venute alla mente tutte le persone sole, magari anziane, e solo parzialmente autosufficienti, bloccate in casa, abbandonate a se stesse. Mi hanno ferito ancora di più il cuore i tanti morti di coronavirus che se ne sono andati in una nera *solitudine*. Noi pensiamo ai numeri, se aumentano o se calano, ma non ai volti, ai cuori, alle loro storie. Condivido con voi le parole del vescovo di Avellino Monsignor Arturo Aiello, parole che rivolge a loro: <Voi siete stati, in questa guerra ancora tutta da combattere e da vincere, il Battaglione “San Marco”, *quelli mandati avanti a tutti per difendere il resto, e avete offerto i vostri petti nudi* alle prime mitragliate del nemico che vi ha tranciato senza pietà>, altrove li ha chiamati "i nostri scudi". *Mi pare che qui risuoni un forte richiamo alla compassione e alla gratitudine*.
Ma come mai, da dove scaturisce questa dura riflessione? A me l'ha suggerita il Vangelo di oggi, questo mendicante non vedente incontra Gesù, che si espone, è sabato e non sono ammessi lavori e neanche guarigioni. Il povero non gli ha chiesto nulla, ma il Maestro si accorge di lui, che era diventato oggetto di discussione dei discepoli per la sua cecità, e toccandogli gli occhi con una poltiglia di fango gli restituisce la vista e la luce. Quello del guarito sarà un percorso di solitudine: prima i conoscenti che dubitano della sua identità, poi persino i genitori che, per paura dei giudei, si tirano indietro, infine i farisei che lo interrogano una prima volta, ma _"i giudei non credettero di lui che fosse stato cieco"_. E il cieco guarito sempre a ribadire con coraggio, (ormai l'incontro con Gesù le aveva restituito dignità e fierezza), pur in un clima ostile, il suo racconto: lineare, chiaro, coerente, fino a che i giudei, chiamatolo ancora, nella speranza che intimorendolo, cambiasse versione, _"lo insultarono........ e lo cacciarono fuori"_.
Ma il cerchio della solitudine viene infranto quando Gesù gli viene incontro, gli si avvicina per la seconda volta: _"Tu credi nel figlio dell'uomo?"_ e lui senza esitare: _"Credo Signore!"_. E' stata luce piena, non solo guarigione fisica. Mi affascina la semplicità, il coraggio, il senso della verità di quest'uomo, che sa pagare l'alto prezzo dell'incomprensione e del rifiuto.


Cari amici perchè questa riflessione sulla solitudine? Solo perchè ci rendiamo conto del *grande dono di non essere soli*, di avere dei familiari, una Comunità, degli amici, e perchè, quando viviamo tempi di acuta solitudine, *sappiamo gridare a Gesù*, l'amico, il fratello, capace di colmare con la sua vicinanza, *con il suo tocco leggero*, ma vivo e fermo, ogni nostra solitudine. E certamente Gesù continuerà a trovare il modo di non lasciare soli neanche quelli che muoiono di coronavirus. Lui solo sa quello che c'è nel cuore dell'uomo e sa come curarlo. Papa Francesco afferma: "anche se tutti se ne andassero, Egli sarà li, come ha promesso: _"Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo"_ (Matteo 18, 20) .... e dovunque tu vada ti starà aspettando. Perchè non solo è venuto, ma viene e continuerà a venire ogni giorno. (Christus vivit 125).
 

Mi dicono che siamo in tanti che seguiamo queste scintille, ognuno di noi oggi ne accenda una, segno di vicinanza, magari con una telefonata o altro segno a chi è solo.
 

Amici viviamo nella serenità fiduciosa e nella commossa gratitudine questa domenica.

Un grande abbraccio a tutti e ad ognuno.
 

Vostro p. Enrico s.j.

sabato 21 marzo 2020

I messaggi di padre Enrico - Quaresima #13

  Sabato, 21 marzo 2020


Sabato della III settimana di Quaresima Testi: Os 6,1-6 - Lc 18,9-14


Carissime amiche e amici buongiorno!

Oggi primo giorno di primavera spalanchiamo il cuore a gustare la speranza a cui anche la natura ci invita.
Il profeta Osea ci segna il cammino anche oggi. Osea sembra mettere in scena un dialogo: da una parte il popolo di Israele e dall'altra JAHVÈ. E' lui stesso, Osea, a impersonare l'uno e l'altro, e dallo stupore che ci prende per la sua capacità di impersonare due situazioni così diverse ammiriamo il suo cuore aperto, appassionato, grande.
Ieri ha parlato a nome di Dio, ricordate?: _"Cosi dice il Signore torna Israele al Signore tuo Dio"_, oggi invece, in questo primo momento, si sente il profeta una testa tra le tante, si sente parte di un popolo e come popolo alza lo sguardo: _*"Venite, ritorniamo al Signore*, egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà"_. In queste parole di un uomo -fattosi popolo- leggiamo tutta la prostrazione e la sofferenza della sua gente, ma in un sobbalzo d'anima eccolo gridare la speranza che non vuole morire, la speranza che si risolleva dalle ceneri, la speranza di un popolo così espressa: _*"La sua venuta è sicura come l'aurora*, verrà a noi come la pioggia che feconda la terra"_. E non è forse quello che, in qualche modo, stiamo vivendo anche noi con le musiche e i canti che rimbalzano da un balcone all'altro? Con l'Inno Nazionale che risuona in contemporanea da tutte le radio? Con gli incoraggiamenti che passano reciprocamente dalle varie chat, dai vari dialoghi.



Secondo momento:
Dall' impersonare il popolo a immedesimarsi in Dio.
Come in un acceso dialogo, in questo secondo tempo, il profeta cerca di intuire gli atteggiamenti di Dio, cerca di mettersi nei panni di Dio. Eccolo Dio un padre amante, un padre preoccupato per dei figli ribelli e superficiali, egli riflette, si interroga : _"Che cosa dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda?"_ e con amarezza ammette: _*"Il vostro amore* è come nube del mattino, *come rugiada che all'alba svanisce"*_. E con il linguaggio di un padre che per un momento si lascia andare alla collera: _"li ho uccisi con le parole della mia bocca"_, come dire li ho zittiti, ho alzato la voce come estremo mezzo per farmi ascoltare, per farli rientrare in se stessi, non per impormi!
E infine la *motivazione profonda*, come un lampo benefico che fende e illumina il buio del nostro cuore: _*"Voglio l'amore e non il sacrificio*, la conoscenza di Dio più degli olocausti"_.
Quale meraviglia: *ci è chiesto solo di credere all'amore e di lasciarlo agire con tenerezza nella tua vita, nella mia vita, nella nostra vita*. E dallo stupore commosso che Dio è un padre vicino, preoccupato per te e che vuole solo che tu ti lasci amare, -comunque tu sia in questo momento-, arrivi ora a sentirti come il pubblicano del vangelo: in fondo al tempio, con gli occhi bassi si batteva il petto: *"O Dio, pietà di me peccatore"*. E' questo stupore che genera l'atteggiamento di indegnità, che apre a più profonda speranza, che apre a Dio.
Il Signore ci conceda stupore -sincerità del cuore- speranza.


E ora due spunti per la preghiera:


__PRIMO: Ti senti parte viva di un popolo che sta soffrendo e che è assettato di speranza?
- -Tu come lo aiuti?
- - Come ti lasci aiutare?


__SECONDO: Ti è mai capitato che stupore per l'amore di Dio per te, senso profondo della tua piccolezza - indegnità, e poi rinascita di speranza abbiano attraversato il tuo cuore?



Buona giornata di tutto cuore a tutti e a ciascuno di voi! Il Signore ci benedice!

Vostro p. Enrico s.j.