domenica 12 aprile 2020

I messaggi di padre Enrico - Santa Pasqua #35

Domenica 12 aprile 2020

Pasqua di Resurrezione

Radioso giorno di Resurrezione amiche e amici carissimi e preziosi.
Oggi siamo invitati a "correre"...

La Resurrezione lampo (che dura) e vince la notte!

Testi: Messa del giorno At 10, 34a. 37 - 43 Sal 117(118) Col 3, 1 - 4 Sequenza Gv 20, 1 - 9
"Quando era ancora buio... corse... si recarono al sepolcro, correvano insieme, l'altro discepolo correva più veloce, ... giunto per primo al sepolcro...".
Ma cos'è questo correre, questo frenetico chiamarsi, questo inarrestabile cercare, questa urgenza, questo fremito incontenibile!
E' l'alba di un gran giorno, di un universo che si risveglia nuovo, cambiato.
E non è più il tempo dell'attesa, e chi ha sentito l'Amore posarsi sulla propria vita, non può che affrettarsi. Non è più il tempo dell'indugio, della pacatezza. Signore dona ali alle nostre pesantezze, ai nostri cuori lenti e dubbiosi, alle nostre reazioni così spesso venate da subdola sfiducia, al nostro stupore dal sussulto breve che non accende entusiasmi, come scintille che non sprigionano fuochi duraturi.
Questo è il tempo in cui esplode la vita che vince la morte, il tempo in cui la gioia esplode irresistibile. E chi ama lo avverte e.... corre e ... vola secondo quel detto medievale "i sapienti camminano, i giusti corrono, gli amanti volano".
E' bello vedere Maria di Magdala che, sorpresa dal Sepolcro vuoto, corre e prontamente informa gli apostoli, i quali non dubitano, accolgono la notizia e subito corrono a loro volta.
E' entusiasmante vedere in loro tre un'immagine della Chiesa nella diversità dei temperamenti:
- - l'amore appassionato e un pò velato di Maria;
- - la lentezza solida di Pietro, che per l'età arriva dopo al sepolcro;
- - e l'atteggiamento rispettoso del giovane che aspetta e cede il passo a Pietro di rendersi conto per primo, e ancora la sua pronta intuizione. E' Giovanni che "vide e credette".
Tutti collaborano, ognuno dei tre fa la sua parte; uno solo riconosce la Resurrezione. Ma poi da lui ecco che la BELLA NOTIZIA filtra, come la prima luce ancora incerta del giorno, negli altri discepoli.
Il Card. Martini vedeva in questa pagina il modello di una Chiesa - nella diversità di ruoli, temperamenti, sensibilità - protesa a cercare negli eventi e nella quotidianità, i segni del Risorto. Non è forse questo anche il nostro desiderio? Quando diciamo che vogliamo cercare - anche in questa situazione così difficile , dolorosa, con tanti, troppi lutti - i fili di luce e cioè la riscoperta di una profondità d'anima che si era sbiadita, il brillio contagioso della fede e il calore di una solidarietà cordiale, forse dimenticati...? A ciascuno poi indagare il nuovo che a poco a poco pervade il proprio cuore e riconoscerlo e incoraggiarlo quando affiora qua e là nella comunità civica. Ed è bello che ci sosteniamo reciprocamente, pur dalle "quarantene" - con la preghiera, una parola di vicinanza, di incoraggiamento, di speranza, e appena possibile la concretezza di un aiuto -...a "sentire" il Risorto, come Dio vicino e provvidente.

Spunti per la preghiera/riflessione
    --1). Vivo la gioia della Pasqua? C'è qualcosa in me che la offusca? Che cosa?
    --2). Maria di Magdala, Pietro e Giovanni “corrono” al sepolcro, “cercano” il Risorto in quale dei tre vorresti riconoscerti
    --3). Mi lascio aiutare e aiuto nella ricerca dei segni del Risorto nelle vicende che stiamo vivendo? Scopro, in modo nuovo, la forza e il dono della Chiesa?

In questa iconografia, così cara alla tradizione bizantina, Gesù Risorto è raffigurato nel gesto di prendere per i polsi, là dove batte la vita, e tirare su dagli abissi della terra, Adamo ed Eva, due volti che indicano tutta l'umanità. Gesù è venuto a cercare, negli abissi più profondi, e a liberare ogni uomo.
Sentiamoci anche noi grati e bisognosi di essere liberati.
Il mosaico è un particolare di Gesù che scende negli inferi, è di P. Marko I. Rupnik S.J., si trova nel Battistero della Chiesa dei SS. Agostino e Monica a Casciago (VA).

Ancora Auguri di gioia profonda e irradiante amiche e amici, corriamo... il Signore è con noi nel ridare linfa e speranza nuove a chi ci è vicino.

Vostro P. Enrico s.j.
 

I messaggi di padre Enrico - Settimana Santa #34

Sabato 11 aprile 2020

Sabato Santo



Amiche e amici carissimi e preziosi, Buona Vigilia della Pasqua!

Oggi siamo invitati a contemplare il silenzio e il lutto.



Eccoci giunti al Sabato Santo, unico giorno dell'anno in cui la Liturgia non prevede nessun Rito.

La Chiesa tace assorta.

Silenzio che invita a riflettere: perché questo dramma? Come mi tocca?

Dolore che chiede di essere accolto e vissuto per dare profondità alla fede.

"Fuori dall'accampamento, oltre le mura della città", ne parlavamo ieri, non è solo indicazione geografica ma anche segnale di zona non custodita, estranea, dove c'è pericolo, senza protezione, appunto per gente infida; quindi giusta per i condannati, per le esecuzioni capitali appunto, che eliminano il marcio della società.

Gesù è morto così tra atroci sofferenze, abbandonato dagli amici, sotto la furia delle crudeltà della sua gente sobillata dai capi dei Giudei, e, quasi non bastasse, in un luogo di disgrazia e di morte, "Calvario luogo del teschio". Ma il fuoco dell'amore del Salvatore per noi è rimasto ben acceso.

Mi ha commosso la morte di tanti medici (ad oggi 109), infermieri, sanitari... morti sul campo. Ne voglio ricordare due tra gli ultimi uccisi dal coronavirus: il dott. Nabeel Khair cristiano palestinese medico di famiglia a Tonara e storica Guardia medica di Aritzo, competente e amatissimo e la dott.ssa Samar Sinjab, siriana che operava a Treviso, che anche dalla sala di rianimazione rispondeva con messaggi ai suoi pazienti che chiedevano indicazioni e consigli. Anche loro, entrambi sessantaduenni, morti "oltre le mura", non solo per la solitudine imposta dai pericoli del contagio, ma anche lontani dai loro paesi d'origine. Testimoni, per dedizione professionale e per umanità, di sacrificio fino al dono della vita. La Passione di Cristo continua anche in loro. Assieme a tanti altri che, con Gesù, sono tra i mille e mille crocifissi di questo mondo di oggi. Fuori della città per morire, ma anche da morti: senza l'addio dei familiari, dei tanti amici e pazienti che avrebbero voluto accompagnarli con un fiore, una preghiera, scambiando magari con un vicino ricordi, gratitudine, lutto.

Anche Gesù è stato deposto, dopo le braccia tenere e dolorose della Madre, in un sepolcro offerto, all'ultimo momento, dal sussulto di fede e di coraggio di Giuseppe di Arimatea, credente in incognito "per timore" (Gv19,38). Così a uno a uno, a gruppetti si sono fatti vicini, le donne prima, loro sentono di più con amore e con intuito profondo, che dopo la morte c'è ancora qualcosa che lega e che vive; e poi anche gli apostoli timidamente, ancora vergognosi per essere fuggiti vinti dalla paura, si accostano desiderosi e incerti alla Madre; ma dalle sue labbra non uno sguardo né un cenno di distacco o rimprovero, solo accoglienza e rinnovato affetto.



Spunti per la preghiera/riflessione

Che cosa sta iniziando a scaturire dal silenzio – dolore (lutto) di questo Sabato Santo?

Provo a iniziare la condivisione, dicendo qualcosa di quanto sento:

    --1). Sotto il grande dolore della perdita di tanti fratelli che non si sono tirati indietro e si sono lasciati spezzare la vita, riscopro la fierezza di essere uomo e nuova fiducia nell'umanità.
    --2). I due medici di etnie diverse mi ricordano che l'umanità è una sola e che tutti gli uomini sono ugualmente degni di rispetto.
    --3). "Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). Per me: ecco il segreto per ri-centrare la vita e renderla benedizione per chi mi avvicina. Essere profumo di Dio e spargerlo con il proprio stile di vita.

Ora ciascuno è invitato a dirsi e a dire, con chi è almeno virtualmente vicino, quel che il Signore gli ha suggerito.



Concludiamo con questa immagine, in cui contempliamo la Maddalena in adorazione del Corpo di Gesù mentre tiene tra le mani i suoi piedi, i suoi gesti ci rivelano quanto lo amasse: esprimono delicatezza, tenerezza, dolore composto e silenzioso per l'Amore trafitto. Nei gesti della Maddalena desideriamo raccogliere tutti i gesti che i familiari e gli amici delle vittime del coronavirus non hanno potuto fare.

Si tratta di un particolare del Compianto sul Cristo Morto di Sandro Botticelli, del 1495 circa, conservato nell'Alte Pinakothek a Monaco di Baviera.



Arrivederci amiche e amici, che il Signore oggi ci faccia riscoprire il sapore del silenzio e come il dolore può essere rivelazione d'amore.


Vostro P. Enrico s.j. 
 

venerdì 10 aprile 2020

I messaggi di padre Enrico - Settimana Santa #33

10 aprile 2020

Venerdì Santo

Amiche e amici carissimi e preziosi, Buon giorno!
"Usciamo - oggi - verso di Lui fuori dell'accampamento" (Ebr 13,13)

Testi: Is 52, 13 – 53 , 12 Sal 30 Ebr 4, 14 - 16 ; 5 , 7 - 9 Gv 18, 1 - 19 , 42

E' l'ultimo conclusivo e riassuntivo appello che, l'autore della Lettera degli Ebrei, scandisce per i credenti. Gesù è stato crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme. Così anche noi chiamati a uscire dai recinti della nostra quotidianità e delle nostre sicurezze.
Accostiamoci ora - con i lievi passi del cuore - alla sommità del Calvario: ecco le tre croci, ed ecco - al centro - Gesù, dalle cui labbra è appena uscito come un sussurro:

"Tutto è compiuto" (Gv 19,30) e, insieme, anche l'ultimo respiro.

Ma ecco, inaspettato, il colpo di lancia del soldato romano. Assieme al raccapriccio, da cui siamo invasi davanti a un gesto che ci appare come una ulteriore impietosa crudeltà, ecco sorgere dalla profondità un guizzo, un èmpito di gratitudine che ci lascia sorpresi, ma che accende e illumina sempre più la nostra anima. Sì, gratitudine per quel gesto estremo dell'inconsapevole centurione romano.
Il suo gesto ha per noi il valore di un supremo svelamento: non è possibile per noi vivere senza un contatto profondo e continuo con il cuore di Cristo.
Se non possiamo più beneficiare delle sorgenti abituali da cui attingevamo il suo amore: gli occhi, le mani, le parole della sua bocca... è necessario aprirsi una strada fino alla falda profonda dell'amore, fino al cuore..., a costo di spaccarlo quel cuore!
E, da questa falda profonda dell'amore, che è il suo cuore squarciato, scaturisce un'altra fonte, un'altra sorgente di amore e di salvezza: la Chiesa. Il sangue e l'acqua che colano, come estremo dono d'amore, da quel cuore aperto sono segno dei sacramenti, del Battesimo e dell'Eucaristia.
Il Battesimo ci genera alla vita di Dio, l'Eucaristia ci rigenera e ci nutre.
Quell'acqua e quel sangue chiedono di espandersi, di raggiungere tutti gli uomini attraverso la nostra fede irradiante e la nostra cordiale sollecitudine per i fratelli.
Come faremo noi che ci sentiamo tanto incapaci e fragili?

Ecco, con le parole di un martire del nostro tempo, un prezioso suggerimento:

"Allenaci, Signore a lanciarci nell'impossibile
perché dentro l'impossibile
ci sono la Tua grazia e la Tua presenza:
non possiamo cadere nel vuoto.
Il futuro è un enigma,
il nostro cammino si inoltra nella nebbia,
ma vogliamo continuare a donarci
perché Tu stai aspettando nella notte
con mille occhi umani traboccanti di lacrime …"
(Preghiera trovata sul tavolo di lavoro del P. Luis Espinal, gesuita e missionario in Bolivia, dopo la sua uccisione avvenuta il 22 marzo 1980)

Spunti per la preghiera/riflessione
    - - 1). Prenditi il tempo per fissare il tuo sguardo su Gesù e sul suo cuore trafitto: leggi, nelle risonanze che ti vibrano dentro, le parole d'amore che Lui vuole dirti.
    - - 2). In che modo il Signore ti suggerisce di trasmettere il suo amore?
Concludiamo con l'immagine del Crocifisso, in questo particolare emerge tutta la bellezza del volto di Gesù, il sangue che cola dalla fronte, due rivoli di lacrime di sangue che solcano il viso, e il costato trafitto. (Crocifisso di Giuseppe Antonio Lonis - XVIII sec. Chiesa di San Michele)

Arrivederci amiche e amici, oggi fermiamoci davanti al crocifisso e chiediamo al Signore che ci aiuti ad uscire dal nostro accampamento per lasciarci ferire dal suo amore trafitto.

Vostro P. Enrico s.j.

giovedì 9 aprile 2020

I messaggi di padre Enrico - Settimana Santa #32

9 aprile 2020

Giovedì Santo

Buona entrata nel Triduo Sacro da cui prende origine e linfa tutta la nostra fede
amiche e amici carissimi e preziosi!
Oggi fissiamo lo sguardo sull'Eucaristia e sul Sacerdozio

Testi: Es 12,1 - 8, 11 - 14 Sal 115 1Cor 11, 23 - 26 Gv 13, 1 - 15
La Liturgia di questa Santissima Celebrazione è come un prisma che riflette e evoca una grande ricchezza di risvolti e angolature di decisiva importanza.
Cercheremo di "toccare" i due aspetti citati sopra in modo breve:
- - Eucaristia: un Dio che si fa cibo, inventa di continuare a stare per sempre con noi, non in una forma scintillante e spettacolare, ma in un piccolo pezzo di pane perché tutti possano avvicinarlo, non solo i ricchi, i sani, i più dotati e intelligenti, ma tutti possano godere dell'incontro con Lui.
Semplicità e accessibilità, le note della sua presenza nel mondo. E la lavanda dei piedi, che è servizio amoroso, esprime bene che Gesù si inginocchia davanti a ognuno, al più grande e al più piccolo. Ci dice che anche ciascuno di noi in qualsiasi situazione - e oggi nel tempo del coronavirus - con creatività e umiltà può trovare il modo di lavare i piedi, cioè di servire il fratello. Etty Hillesum, ebrea, leggeva e conosceva Gesù e il Vangelo; uccisa il 30/11/1943 ad Auschwitz. Il 12 ottobre del 1942, in quella che è rimasta l'ultima pagina del suo diario, dal lager ci ha lasciato queste parole: "Ho spezzato il mio corpo come fosse pane e l'ho distribuito agli uomini. Erano così affamati e da tanto tempo". Forse senza saperlo, con il suo modo di vivere nel lager è stata eco fedele delle parole e dei gesti di Gesù nell'ultima cena: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato un esempio...".
E noi davanti a quali piedi il Signore ci chiama a inginocchiarci, per chi lasciarci spezzare come pane?

- - Sacerdoti: Nell'istituire l'Eucaristia, contestualmente Gesù istituisce anche i sacerdoti, le parole "Fate questo in memoria di me", ne sono il segno. Nella Messa del Crisma - quella che il Vescovo al mattino concelebra con tutti i sacerdoti - vengono indicati come gli "unti" coloro che sono chiamati e consacrati. Consacrati dunque per celebrare l'Eucaristia, "far scendere" il Signore Gesù nel pane e nel vino, e tutti gli altri sacramenti e "per portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati... a promulgare l'anno di grazia del Signore" (Is 61, 1-2). Quindi i sacerdoti ci sono unicamente per portare Dio agli uomini e per impersonare l'amore vicino e premuroso di Gesù Risorto in mezzo a loro.
Capite, amici cari, quanto è ardua la missione di un sacerdote e di quale eccezionale sostegno da parte di Dio, abbia bisogno? Credo sia un preciso dovere di ogni credente la preghiera e il supporto per i loro sacerdoti e perché non si interrompa con "nuove leve" la staffetta da una generazione all'altra.

Spunti per la preghiera/riflessione
    - - 1). Mi stupisco ogni volta che vado alla Messa o all'Adorazione Eucaristica della presenza così vicina a me di Dio? Ringrazio di questa straordinaria possibilità che mi è data?
    - - 2). Prego per i Sacerdoti, per la loro fedeltà e generosità, li sostengo con affetto e non solo? Oppure in me prevale vedere e lamentarmi dei loro limiti e difetti?

Questa immagine è un particolare della Lavanda dei piedi, di Tintoretto, del 1548-1549, si trova nel Museo del Prado, a Madrid. Vediamo Gesù in ginocchio, come un servo, lava i piedi a Pietro, e con gesto dolce ma deciso punta l'indice verso il piede di Pietro che vuole rifiutarsi: "Signore, Tu lavi i piedi a me?".

Arrivederci amiche e amici, che il Signore oggi ci faccia sentire, con più forza, il digiuno dell'Eucaristia e quindi il desiderio della comunione sacramentale e capire il dono prezioso dei sacerdoti.

Vostro P. Enrico s.j.

mercoledì 8 aprile 2020

I messaggi di padre Enrico - Settimana Santa #31

8 aprile 2020


Mercoledì della Settimana Santa

Buon nuovo giorno di cammino verso la Pasqua carissimi e preziosi amiche e amici!
Oggi contempliamo Gesù che va incontro alla sua ORA.

Testi: Isaia 50, 4 - 9a Salmo 68 Mt 26, 14 - 25
Isaia nella prima lettura, descrivendo i discepoli (quindi ci siamo dentro anche noi) dice che “il discepolo è chiamato a indirizzare una parola allo sfiduciato". Ci sorprende, il profeta, con un'incalzante serie di espressioni che dicono fermezza, determinazione: "non ho opposto resistenza ...non mi sono tirato indietro ... ho presentato il dorso ai flagellatori...non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi...". E, in tutto questo travaglio, "il Signore Dio mi assiste". Parole che ci intimoriscono e ci affascinano a un tempo.

Nel Vangelo di oggi le ritroviamo dal vivo nel Signore Gesù. La prima impressione è di riavvolgere il nastro, e di rivedere la scena di ieri. Oggi è lo sguardo di Matteo che ci guida. Mi pare che, l'accento del suo testo, sia sulla consapevole fermezza e libertà con cui Gesù si prepara a vivere il momento vertice del suo amore/dono.
Ecco in successione le parole di Gesù che scandiscono il brano:
    __ “il mio tempo è vicino”;
    __ “in verità vi dico uno di voi mi tradirà”;
    __ “il Figlio dell'uomo se ne va...”;
    __ “Rabbi sono forse io?Tu l'hai detto!".

E queste parole vengono pronunciate mentre la macchinazione di Giuda è ormai definita con il patto delle trenta monete. Gesù sapeva, ma questa volta non si è allontanato, come aveva fatto a Nazareth, lì sul picco della città, e nelle altre situazioni in cui volevano lapidarlo. E' l'ora e vuole fare la volontà del Padre fino in fondo: nulla ormai potrà fermarlo. L'Amore del Padre, disceso nel mondo con Lui, chiede; e Lui si fa trovare pronto. Non avvertiamo tentennamenti, tentativi di recedere, di cercare vie di fuga. E' lì e rimarrà lì, andrà libero e consapevole verso una morte straziante che sarà salvezza per gli uomini.

Osserviamo più attentamente: non troviamo obbedienza subita pur generosamente, ma c'è un fuoco calmo e incontenibile in quel cuore "nessuna rassegnazione, ma una passione d'amore. Nessuna ricerca della sofferenza per se stessa, ma la gloria del Padre, che è l'uomo vivente". (P. kolvenback s.j.) E restiamo stupiti e affascinati , chiamati a contemplare e adorare. Ma come fare a con - patire con Gesù, come aiutarci per stargli vicino non con uno sguardo da spettatore, ma di chi è partecipe, proprio come l'amico trepida per l'amico, come un padre davanti alla sala di rianimazione dove il figlio lotta fra la vita e la morte! Gesù pensando a me ha detto il suo sì, pensando a me ha avuto la forza, pur ridotto allo stremo di rialzarsi e riprendere il cammino sulla via del Calvario, per amore di me è arrivato a gridare e a soffrire il sentirsi abbandonato dal Padre.... E' quel per me! Per i miei peccati [Es. sp. 197] che S. Ignazio indica come il torrente capace di infrangere la diga della nostra piattezza e apatia.


Forse può sorprenderci e aiutarci questa immagine che ritrae, in modo originalissimo, la libertà con cui Gesù accetta con consapevolezza e passione d'amore la sua morte ignominiosa, fino a "scalare la croce".

Don Tonino Bello guardando questa immagine commenta: "non è stato schiacciato dal destino, non è stata una triste fatalità... è stata una scelta liberissima di Gesù Cristo”. E' un affresco della Scuola Giottesca-Emiliana del XIV sec. che si trova a Ferrara, nel Monastero di S. Antonio in Polesine.

Spunti per la preghiera/riflessione
    __1). Come ho sentito risuonare dentro di me la determinazione di Gesù e la sua passione d' amore nell'andare a dare la propria vita per me?
    __2). Sento il bisogno, il desiderio di liberarmi dalle mie inconsistenze ed essere più continuo e fermo nella via della fede?

Arrivederci amiche e amici: che il Signore oggi ci faccia il dono della vergogna per la nostra fede altalenante e di sentire profondamente l'aspirazione a ricambiare il suo amore.
Vostro P. Enrico s.j.

martedì 7 aprile 2020

I messaggi di padre Enrico - Settimana Santa #30

Martedì 7 aprile 2020

Martedì della Settimana Santa

Carissimi e preziosi amiche e amici buon nuovo giorno di sequela di Gesù, l'Amico.
Oggi contempliamo l'Amore tradito!

Testi: Isaia 49, 1 - 6. Salmi 70(71) Gv 13, 21 - 33 . 36 - 38.
Quello che ci presenta oggi il Vangelo è, forse, il momento più drammatico della dolorosa Passione di Gesù: il momento del tradimento.
Domenica scorsa (Domenica delle Palme) Papa Francesco ce ne parlava così: "E' terribile quando si scopre che la fiducia ben riposta viene ingannata. Nasce in fondo al cuore una delusione tale per cui la vita sembra non avere più senso... e la cosa più dolorosa è venire traditi da chi ha promesso di esserci leale e vicino".
Proprio in questo drammatico contesto l'evangelista Giovanni ci presenta, con pochi e puntuali tocchi, il profilo e lo stato d'animo dei protagonisti: Gesù, Giuda, Pietro e Giovanni stesso. Proviamo a fissare la nostra attenzione su Gesù e su Giuda, per contemplare, capire meglio e trarre qualche frutto per noi.
Gesù: da tre anni almeno, i dodici stavano con Lui, li aveva scelti e chiamati, vivevano con Lui e come viveva Lui. Si era stabilita fra tutti una consuetudine di vita, familiarità, conoscenza reciproca: distinguevano il timbro di voce, persino il passo e la camminata di ciascuno, li univa ormai non solo il fascino del Maestro, ma anche un legame tra loro che si era consolidato. Erano ormai un gruppo forte, amici veri. Era vicina la Pasqua e tutti, oltre il momento rituale particolarmente solenne, avvertivano l'ora gravida di avvenimenti decisivi. Era dunque il momento del "tutti per uno e uno per tutti". E mentre erano a cena, il momento della familiarità e dello scambio amichevole, Gesù "profondamente turbato" (cioè col cuore straziato) prende la parola e dalle sue labbra esce una amarissima rivelazione: "Uno di voi mi tradirà". Non era un lamento, non era un'accusa... Gesù - penso - sperava che quelle parole fossero un lampo benefico, un risveglio dal buio di quel cuore. Era un richiamo accorato, come dire: Giuda non farti del male!
Giuda: Giuda, fratello nostro, perchè lo hai fatto? Eri solo un ladro, come dice Giovanni, oppure ti erano entrate dentro aspettative di gloria terrena; e non hai resistito al prolungarsi dell'attesa di quelle manifestazioni di potenza terrena del Maestro, che tu vagheggiavi. E hai rotto gli indugi pensando: il Maestro se la caverà, anzi avrà l'occasione di manifestarsi pienamente davanti a giudei e romani. Con i suoi poteri, con un miracolo si toglierà dai guai. Sembra di vedere i tre passi della tentazione descritti da Papa Francesco: "La seduzione iniziale, l'illusione, poi cresce - secondo passo - e terzo cresce e si contagia e si giustifica. Ma c'è un altro passo: va avanti e non si ferma”. (Omelia Cappella Santa Marta - 6/4/2020). E di fatto, poco dopo, Giuda "preso il boccone subito uscì. Ed era notte". La notte era scesa anche nel tuo cuore fratello Giuda... ma la misericordia di Dio non si spegne mai, non si allontana mai, non dimentichiamolo.
Un ultima notazione: l'evangelista Giovanni nel Vangelo non si cita mai col suo nome; sempre, anche in questo gesto tenerissimo di posare la testa sul cuore di Gesù, parla "del discepolo che Gesù amava". Come mai? Non è forse l'invito a dare il nome: il tuo, il mio... di ognuno di noi per sentirsi il discepolo amato?


Spunti per la preghiera/riflessione

­__1). Se hai colto qualcosa del dolore lacerante di Gesù nel sentirsi tradito, rimani, oggi, con Lui nella calma "solo cum solo", e, come Giovanni, immagina di posare il tuo capo sul suo cuore.

__2). Ti sei riconosciuto nei tre passi della tentazione, come Papa Francesco li ha spiegati? Ne hai colto la verità e la concretezza? Chiedi luce ed energia per essere fedele e bloccare quel perverso meccanismo?


L'immagine che oggi vi proponiamo, è un particolare dell'Ultima Cena, un affresco di Giotto, del 1303-1305, che si trova nella Cappella degli Scrovegni a Padova, che ci aiuta a immedesimarci in Giovanni.

A domani amici carissimi, con l'augurio che lungo questa giornata troviate un momento non frettoloso di solitudine a due con Gesù!

Vostro P. Enrico s.j.